THE AppLE PIES
Gli AppLE PIES suonano esclusivamente dal vivo le canzoni dei Beatles riproponendone il sound e lo stile con gli stessi abiti e la strumentazione originale. Un magico viaggio dal '62 al '70 attraverso She loves you, Yesterday, Help!, All you need is love e Let It Be (per citarne alcune): gli otto anni più celebri della storia della musica.
La band nasce nello scorso decennio contando fino ad oggi in più di mille concerti e molteplici programmi televisivi.
Ecco le tappe più significative:
Per il trentesimo anniversario del tour italiano dei Beatles, eseguono la stessa scaletta suonata dai Fab Four nel Teatro Adriano di Roma.
Si esibiscono alla Sala Nervi della Città del Vaticano durante il Giubileo del 2000.
Per i 40 di Sgt Pepper's Lonely Hearts Club Band, il 1 giugno 2007, stesso giorno in cui uscì il disco originale, ripercorrono dal vivo il celebre album all'Auditorium-Parco della Musica di Roma.
Su richiesta del sindaco di Roma Valter Veltroni ripropongono nel 2007 il famoso concerto sul tetto del film LET IT BE in una terrazza a Piazza di Spagna.
Nel '97 rappresentano i Beatles al Velodromo Vigorelli di Milano dove i quattro di Liverpool suonarono dal vivo.
Suonano allo Stadio Olimpico di Roma in occasione della partita Italia-Inghilterra.
Registrano allo studio 2 di Abbey Road-Londra nella celebre sala di registrazione dove incidevano Beatles.
Numerose le partecipazioni televisive: "Quelli che il Calcio", "Maurizio Costanzo Show", "Taratatà", "Alle falde del Kilimangiaro", "Domenica In", "50 Canzonissime", "Uno mattina" ecc.
Molteplici sono anche le esibizioni all'estero: Spagna, Croazia, Inghilterra, Tunisia, Turchia, Svizzera, Slovenia, Messico, Svezia e Finlandia.
Evento in corso
A teatro con i Beatles
Un magico viaggio che ripercorre l’intera storia dei Beatles con le canzoni più celebri dal ’62 al ’70 interpretato dagli AppLE PIES interamente dal vivo in tonalità originale.
Non un semplice concerto ma una carrellata musicale e scenografica in stile vintage con cambi d’abito e strumentazione a seconda del periodo beatlesiano rappresentato.
Sipario chiuso, un’introduzione fuori campo di pochi secondi ci trasporta in atmosfere tipicamente inglesi di Liverpool, dove il quartetto nasce, e pochi attimi dopo, non appena viene urlato il nome dei quattro ragazzi, il sipario si apre, si sentono le prime note di She loves you e ci si trova di fronte all’immagine Beatles più famosa: giacca e cravatta, pantaloni a tubo, palco quasi in bianco e nero con luci fisse e scenografie a tema. La strumentazione è quella tipica degli anni della Beatlemania: batteria Ludwig madreperlata, amplificatori vox, chitarre Rickenbacker e Gretsch, basso Hofner di McCartney a forma di violino.
Gli AppLE PIES scelgono di volta in volta quattro possibili soluzioni di abbigliamento per rappresentare questo periodo beatlesiano. Il vestito “senza collo” di Pierre Cardin, il classico Fumo di Londra, i maglioncini dolce vita di Help! o il vestito chiaro di A Hard day’s night.
Love me do, celebre per il suo riff di armonica, Please please me, All my loving, From me to you, Can’t buy me love, tutti i successi dei primi anni trovano spazio in un primo set di 25 minuti circa in un sound spesso arricchito dalla famosa 12 corde Rickenbacker di Harrison e dall’acustica Gibson di Lennon.
Dopo una scatenata Twist and shout le atmosfere si placano e sul palco rimane solo Emanuele (nella parte di Paul) che, acustica in braccio, attacca con Yesterday, la canzone più interpretata di tutti i tempi. A fine canzone, torna sul palco Renato (nella parte di John) con un look diverso che introduce il periodo brit-pop del ’65-’66 mentre Emanuele abbandona la scena. Girl, uno dei grandi classici di Lennon, è eseguito chitarra acustica e voce. A metà canzone gli altri AppLE PIES tornano sul palco, anche loro in abiti cambiati e, uno alla volta, si aggiungono alla Girl di Renato, per arrivare all’ultimo ritornello tutti insieme.
Due diversi abiti a scelta per questo secondo set.
La celebre giacca del concerto allo shea stadium di New York o la scura divisa in velluto e camicia rossa collo alto di Tokyo, indossata nell’ultima tournèe del ’66.
We can work it out, Day tripper, Michelle, Ticket to ride.
Renato e Roberto (nella parte di George) cambiano chitarra imbracciando due Epiphone Casino sunbrust (una con vibrato Bigsby, l’altra senza, come recita la storia di Harrison e Lennon). Dopo Eleanor Rigby che conclude questo set di 25 min il sipario si chiude e c’è un piccolo intervallo.
Alcune voci, il famoso brusìo della folla, sembra che qualcuno abbia messo lo stesso cd, in effetti il rumore dell’introduzione è lo stesso dell’album più famoso di tutti i tempi: Sgt Pepper’s lonely hearts club band, la band attacca e il sipario si apre.
La scenografia è totalmente cambiata, c’è un pianoforte psichedelico, il Magic Piano, disegnato da “The Fools” per Paul McCartney nel 1967, la grancassa della batteria di Luca (nella parte di Ringo) non dice più semplicemente AppLE PIES ma riporta il famoso logo di Sgt Pepper. Tutto il palco è pervaso da colori e luci e la strumentazione è diversa. Roberto ha la Fender Psichedelic Rocky, che George decorò a mano con smalti colorati, Emanuele ha sostituito il basso a violino con il Rickenbacker 4001, dal Magic Piano escono i suoni più famosi dell’album, la spinetta introduttiva di Lucy in the sky with diamonds, le trombe di Magical mystery tour e Penny Lane, i flauti di Strawberry fields forever o gli archi di Hello goodbye ed All you need is love, il piano honky tonky di With a little help from my friends cantata da Luca-Ringo. Tutto rigorosamente dal vivo senza nastri registrati o sequencers. E poi ovviamente gli abiti colorati della copertina dell’album, con tanto di cappello per Luca e Roberto. Anche il look è diverso, ora gli AppLE PIES hanno i baffi e Renato anche i famosi occhialini rotondi di Lennon.
L’accordo finale di A day in the life chiude questo set e sul palco rimane Renato che si toglie la giacca e, chitarra acustica e voce, intona Across the universe, il brano di Lennon per il WWF del ’67. Dopo se ne va ed entrano gli altri tre in abiti cambiati. Il brano è The long and winding road. Mentre sfuma l’applauso del pubblico si sente il famoso riff di batteria di apertura di Come together e su questo anche Renato torna sul palco. Ora l’immagine è l’ultima tipica dei Beatles, il famoso attraversamento sulle strisce pedonali, la copertina dell’ultimo album realmente realizzato, Abbey Road.
Nuovo cambio di strumentazione, Renato imbraccia il Fender VI, basso a sei corde usato da Lennon e Harrison nei brani dove Paul è al piano. Roberto ha la Fender Telecaster Rosewood con la quale ci regala una splendida Something di Harrison. Il piano sixties di Lady Madonna, il fender Rodhes di Get back e Yellow submarine che chiude lo show con il pubblico che grida il bis.
Di nuovo sul palco per tre ultimi famosissimi brani, Let it be, Here comes the sun e una Hey Jude sempre cantata da tutti, soprattutto nel famoso ritornello finale.
La storia musicale più importante è quella dei Beatles, quella con più canzoni conosciute, l’unica che ha rappresentato una svolta di costume e cultura così forte.
Trentacinque brani strafamosi per uno spettacolo di quasi due ore e mezza firmato AppLE PIES.
Su richiesta gli AppLE PIES hanno il medesimo spettacolo arricchito di un’orchestra di 10 elementi. Un quartetto d’archi per Yesterday, Eleanor Rigby. I corni francesi per Sgt Pepper’s lonely hearts club band, la sezione fiati per Magical mystery tour, Penny lane o All you need is love. Addirittura l’arpa in She’ s leaving home.